Attuare la transizione energetica nel nostro Paese è un fenomeno che richiede un approccio politico, giuridico e comportamentale nuovo sia da parte delle istituzioni sia da parte dei cittadini. In merito rileva la direzione intrapresa dall’Unione Europea che – con le Direttive UE 2018/844, 2018/2001, 2018/2002 e 2019/944 -spinge all’utilizzo della leva fiscale e dell’innovazione tecnologica quali fattori trainanti per il raggiungimento di una compiuta decarbonizzazione.

I Paesi europei, infatti, nei prossimi anni dovranno elaborare una strategia a lungo termine per sostenere la ristrutturazione degli edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati.

Basti pensare che, nel contesto mondiale, l’Europa è il continente con il maggiore tasso di urbanizzazione e al relativo parco immobiliare è riconducibile circa il 36% di tutte le emissioni di CO2 prodotte nel territorio dell’Unione.

In particolare, la Direttiva 2018/844 – modificando la Direttiva 2010/31 sulla prestazione energetica nell’edilizia (Energy Performance of Buildings Directive – EPBD) – ha evidenziato la necessità, per i singoli Stati membri, di disporre di un parco immobiliare ad alta efficienza energetica e di garantire che le strategie di ristrutturazione a lungo termine diano luogo ai progressi necessari per la trasformazione degli immobili esistenti in edifici a energia quasi zero.

Inoltre, poiché ogni punto percentuale di aumento del risparmio energetico riduce le importazioni di gas del 2,6%, gli sforzi tesi ad accrescere la prestazione energetica nell’edilizia contribuiscono attivamente all’indipendenza energetica dell’Unione ed hanno, altresì, enormi potenzialità in termini di creazione di occupazione nell’Unione.

Per raggiungere gli obiettivi della riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030, la citata Direttiva, oltre l’obbligo di migliorare la prestazione energetica di edifici nuovi ed esistenti, ha previsto l’introduzione dei cd. indicatori d’intelligenza e di misure di sostegno allo sviluppo di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici.

Ciò in quanto è palese che la digitalizzazione del sistema elettrico stia cambiando rapidamente il panorama energetico. Oggi la possibilità di controllare edifici o città a distanza tramite dispositivi intelligenti ed il collegamento tramite accesso remoto rende monitorabili luoghi distanti e soprattutto praticabili soluzioni di efficientamento prima inimmaginabili.

Seguendo il trend dell’innovazione tecnologica, infatti, la Direttiva introduce il cd. Smart Readiness Indicator (SRI), e cioè un indicatore che misura la capacità degli edifici di adattare il consumo energetico alle reali esigenze degli abitanti, migliorando la propria operatività e interazione con la rete. In questi termini, l’innovazione tecnologica renderà un edificio capace di garantire l’efficienza energetica, adattandone il funzionamento alle esigenze degli utenti finali, con la capacità di informarli adeguatamente sui consumi di energia.

E non vi è dubbio che l’applicazione di tale tecnologia impatti anche sulla flessibilità della domanda complessiva di energia elettrica, inclusa la capacità di partecipare attivamente e passivamente alla domanda e di tenere conto delle condizioni della rete (in modalità demand-response), ad esempio attraverso flessibilità e capacità di spostamento del carico.

Il legislatore europeo non si limita, però, soltanto ad indicare l’innovazione tecnologica quale volano di un processo di compiuta decarbonizzazione, ma delinea anche le policies fiscali per impostare questo percorso, precisando che gli stati membri devono predisporre, nel settore edilizio, “incentivi mirati” allo sviluppo di sistemi predisposti all’intelligenza e di soluzioni digitali nell’ambiente edificato.

Un simile approccio offre nuove opportunità in termini di risparmio energetico, fornendo ai consumatori informazioni più precise sui loro modelli di consumo e consentendo al gestore di sistema di gestire più efficacemente la rete.

Ciò implica che i meccanismi finanziari, gli incentivi e la mobilitazione delle istituzioni finanziarie per ristrutturazioni destinate a migliorare l’efficienza energetica degli edifici debbano avere un ruolo centrale nelle strategie nazionali di ristrutturazione a lungo termine ed essere attivamente promossi dagli Stati membri.

Tali misure dovrebbero tradursi in concessioni di prestiti ipotecari rivolti all’efficienza energetica per ristrutturazioni immobiliari, nella promozione di investimenti pubblici in un parco immobiliare efficiente sotto il profilo dell’energia, ad esempio con partenariati pubblico-privato o contratti facoltativi di rendimento energetico, nel fornire strumenti di consulenza e di assistenza accessibili e trasparenti, come sportelli unici (one-stop-shop) che prestino servizi integrati di ristrutturazione energetica.

Il legislatore europeo considera, pertanto, la dinamica di sviluppo delle politiche fiscali incentivanti in materia di efficienza energetica quale chiave di volta per realizzare il phase-out dal carbone e, sul punto, esorta gli Stati membri a promuovere attivamente tali politiche agevolative, in favore delle ristrutturazioni del patrimonio costruito e della rigenerazione urbana che punta a ridisegnare le città.

Nella direzione della valorizzazione dell’innovazione tecnologica e del suo apporto circa l’incremento del risparmio energetico si pone, ad esempio, la proroga – disposta, nel nostro Paese, con Legge 27 dicembre 2019, n.160 (Legge di bilancio 2020) – delle agevolazioni fiscali per l’installazione e messa in opera di sistemi di domotica, come termostati intelligenti e altri dispositivi per la building automation, che consentono la gestione automatica personalizzata degli impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda sanitaria o di climatizzazione estiva, compreso il loro controllo da remoto attraverso canali multimediali.

La detrazione fiscale del 65% dell’intero importo speso, nota anche come “bonus domotica”, è finalizzata ad aumentare la consapevolezza dei consumi energetici da parte degli utenti ed a garantire un funzionamento più efficiente degli impianti.

Le caratteristiche che devono avere questi dispositivi dimostrano il fine che si intende raggiungere con la previsione della detrazione fiscale, in quanto i dispositivi multimediali devono consentire l’accensione, lo spegnimento e la programmazione settimanale degli impianti da remoto ed indicare, attraverso canali multimediali, i consumi energetici, mediante la fornitura periodica dei dati. Inoltre, essi devono mostrare le condizioni di funzionamento correnti e la temperatura di regolazione degli impianti.

L’obiettivo a lungo termine – facilitare la trasformazione degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero – è stato promosso anche nella Direttiva 2018/2002 in cui viene sottolineata la necessità di favorire una maggiore stabilità per gli investitori, al fine di stimolare le ristrutturazioni profonde degli edifici.