Una decisione non presa è una decisione sbagliata, soprattutto quando si parla di lavoro. Lo sanno bene gli imprenditori: non fare è un errore grave, che può costare molto, come ha dimostrato la situazione contingente che ha coinvolto (e travolto) tutti, in particolare le micro e piccole imprese. La crisi generata dal Covid non ha precedenti nella nostra memoria, è stata veloce e globale, investendo persone e imprese a quasi ogni latitudine. In Italia, poi, questa situazione a livello economico rischia di distruggere il patrimonio imprenditoriale e l’intera capacità produttiva del Paese. Ma se gli aiuti statali hanno tardato ad arrivare, d’altra parte invece le imprese stanno dimostrando una grande vitalità, cercando di innovarsi, adattarsi alla situazione, adeguarsi alle nuove esigenze e norme di sicurezza, ai nuovi bisogni e abitudini dei consumatori. 

Una parte del tessuto imprenditoriale italiano è stata infatti lungimirante e non ha ceduto al pessimismo, anzi ha saputo reinventarsi, sfruttare il digitale a diversi livelli e ritrovare la carica, ma soprattutto le risorse e le idee per ripartire. Moltissime sono le imprese che hanno adottato in poco tempo soluzioni di smart working, che hanno aperto o potenziato i propri canali e-commerce, che hanno addirittura riconvertito la propria produzione per affrontare l’emergenza. Anche il mondo del credito è stato toccato da questa sete di novità: le imprese infatti hanno cercato liquidità attraverso canali alternativi. Infatti, oltre agli aiuti offerti dallo Stato e ai finanziamenti più tradizionali, tante PMI per sopravvivere agli scorsi mesi di chiusura e per far fronte ad un difficile ripartenza hanno avuto bisogno di rapidità. 

Di base per fare impresa bisogna sapersi innovare e bisogna adattarsi alle nuove circostanze. Anche quando si è piccoli. In questo momento storico di contrazione del credito bancario non si deve avere paura, ma ci si deve invece mettere in gioco e pensare fuori dagli schemi. Innovarsi, infatti, non vuol dire solo implementare nuove soluzioni tecnologiche, ma significa cercare e trovare nuovi strumenti, fare le cose in modo nuovo. 

Tempi di attesa e burocrazia, questi sono i problemi più grandi che le aziende spesso devono gestire quando si interfacciano con il canale tradizionale, innovarsi, spingersi un poco oltre i propri limiti è un investimento per la propria azienda. Ma è un investimento anche per l’Italia. 

Ma ora bisogna vincere la guerra contro la grande emergenza economica in cui verseranno le imprese italiane. La ricostruzione sarà tanto più efficace quanto più innovativa. E l’innovazione del credito rappresenta il tassello più importante per rendere possibile il reperimento delle risorse per abilitare questo cambiamento epocale. Che il fintech sia sempre più al centro del dibattito lo dimostrano anche i tanti accordi che operatori bancari tradizionali stanno chiudendo con società che si occupano di finanziamenti digitali, per velocizzare l’erogazione del credito alla loro clientela. Una strada che sembra inevitabile, come indicato da una recente ricerca di EY che analizza l’impatto che la crisi pandemica sta avendo sulla redditività del sistema bancario, evidenziando che quest’ultimo debba affrontare una svolta industriale. Un altro segnale positivo è il recente annuncio del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, rispetto ad una struttura di prossima apertura a Milano dedicata all’ecosistema del fintech. 

Insomma, la strada imboccata è quella giusta ma ci sono ancora tanti passi da fare per dimostrare che questa passione per il Fintech può diventare davvero qualcosa di tangibile e per non lasciare combattere da sole le oltre 6 milioni di PMI italiane. 

Ringraziamo per questo contributo e per queste parole di speranza l’ufficio stampa di Credimi, con questo vogliamo trasferire un po’ di ottimismo anche ai nostri lettori e alle tante aziende presenti sul territorio italiano.

Buona lettura!